lunedì 2 novembre 2009
domenica 1 novembre 2009
Torrenti
Uno dei miei alimenti preferiti per il mio sostentamento sono i film, e i telefilm subito dopo. Passo molto tempo in videoteca e forse è anche per questo che stanotte ho sognato di limonare col tipo che ci lavora che, per inciso, è quello che non coglie le occasioni ed è l'ispiratore del post dell'altro giorno. Comunque, essendo la baracchetta a 6 chilometri da casa mia - senza essere neppure troppo fornita -, e costringendomi ad un percorso di guerra per raggiungerla in motorino, ho trovato una scappatoia (che per rispetto della polizia postale non è bene diffondere) che mi consente di rifarmi di parecchi arretrati. Tra l'altro, avendo una sete micidiale di lingue originali mi offre una vasta scelta. Per questa ragione sono aggiornata su quella perla che è How I met your mother e sono arrabiatissima perché io non ho un amico come Barney nella mia vita, mentre ho un Ted ed è una gran seccatura.
Ho provato a farmi una cultura dell'universo "Sofia Coppola" ma oltre a Marie Antoinette non sono riuscita ad andare: Lost in Translation l'ho affrontato tre volte spegnendolo dopo venti minuti. Il giardino delle vergini suicide era allettante per tanti versi ma non ho capito perché a mio fratello sia piaciuto così tanto, a suo tempo. Spento pure quello.
Ho recuperato commediole stupide come The ugly truth, Bride Wars, The Proposal, Les poupées rousses (che per un'ex erasmus è stato una grave mancanza), Coco avant Chanel (non ditemi che aveva pretese oltre la commediola), Juno (grazioso ma non sensazionale), The notebook (diomiovogliounryangoslingancheio), The sisterhood of the travelling pants 2, e altre di cui non ricordo più il nome il che le rende opinabili.
Poi ho visto roba interessante come Lars and the real girl: una perla. Scarno, dialoghi ridotti al minimo, scenografia da prozac. Lui, che per una volta non scatena l'ormone libero, è magnifico nei panni del sociopatico-semiautistico e la cosa straordinaria del film è la lenta e inesorabile esplosione di complicità nel paesino da prozac. Mentre lo guardavo sono stata letteralmente catturata dal legame surreale che unisce tutti i personaggi. E lo consiglio alle poche persone con cui ho ancora a che fare. Oddio. No, spero di non finire con l'ordinare un medico senza frontiere di plastica su internet.
The Reader mi ha lasciata un po' delusa. Non è così sconcertante e intenso come mi avevano detto. Lei è bravissima per carità. Ma non avrebbe meritato il viaggio fino alla limonateca a sei chilometri da casa.
Stasera mi sparo The Usual Suspects. Ebbene sì. Non lo avevo ancora visto ma quel bastardo del dottor House mi ha sputtanato il finale.
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Film
Mea culpa
Soffro di insonnia. Amo leggere. Scrivo molto ma strappo tutto quello che produco. Questi tre fattori, comunque li si combini, portano ad un solo binomio: una fervida immaginazione e una vita frustrata. Non è sempre stato così: fino a qualche anno fa ero una grafomane, ero abbastanza estroversa - ero anche molto più coraggiosa - e parecchio grintosa. Ero convinta che sarei riuscita a tenere in pugno il mondo, mi sentivo la protagonista della mia vita mentre adesso non mi scrivo più neppure il ruolo di comprimaria. Una delle mie priorità, adesso, è quella di ricominciare a conservare quello che scrivo raccontandomi il minor numero possibile di balle andando avanti, pagina dopo pagina, senza rinnegare i capitoli precedenti, smettendo di odiarli a tal punto da distruggerli. Il quadro che emerge è effettivamente quello di una sabotatrice. Mi sono impantanata da sola, per quanto eventi ed elementi esterni abbiano concorso con notevoli conseguenze, tanto che in questi ultimi mesi ho fatto quasi terra bruciata attorno a me. Non mi va di avere a che fare con le persone che hanno fatto parte della mia vita perché non ho niente da dirgli o peggio, quello che gli racconterei mi è talmente odioso che preferisco direttamente non vederli. Questa pratica si è talmente meccanizzata che la solitudine è diventata piacevole e chiunque mi forzi a dire più di quattro parole in croce mi irrita. Scrivere, d'altro canto, è tornato ad essere - in minima parte - un sollievo. Ma continuo a pensare che se gli altri la smettessero di relazionarsi con me staremmo tutti meglio. Sono consapevole che questo sia sbagliato, come lo è il fatto che continuo a rimpinzarmi di schifezze per tappare la voragine cosmica che squarcia le mie angosce. Che posso dire, se non che sto lavorano per me?
The Beatles: Across the Universe. "Words are flying out like endless rain into a paper cup, they slither while they pass, they slip away across the universe. Pools of sorrow waves of joy are drifting thorough my open mind possessing and caressing me...."
The Beatles: Across the Universe. "Words are flying out like endless rain into a paper cup, they slither while they pass, they slip away across the universe. Pools of sorrow waves of joy are drifting thorough my open mind possessing and caressing me...."
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Buchi neri
giovedì 29 ottobre 2009
settesettesetteditelevideo
Una cosa fondamentale ho imparato nella mia lunga carriera di divora-telefilm: i ragazzi svegli appartengono al mondo patinato mentre i polli infestano quello reale. Quando una ragazza lancia un amo la maggiorparte di loro avrebbe bisogno dei sottotitoli, alla pagina 777 di televideo comparirebbe la frase "ora tocca a te, fai la tua mossa" e le ragazze smetterebbero di pensare che il "basta che respiri" sia soltanto una leggenda metropolitana. Tutto sarebbe più semplice.
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segnali di fumo
La via per Parigi
Non so chi sarei stata se non avessi dato ascolto a chi mi allontanava da Medicina. Mi sono lasciata influenzare dalle opinioni di persone accattivanti e sono atterrata in una facoltà luccicante. Quasi niente è andato come credevo sarebbe andato, prima di tutto per via dei miei errori. Ora mi trascino e come mi è sempre capitato nei periodi di noia non so più chi sono, né cosa voglio, né dove trovare un po' di spina dorsale. Qualcuno ne ha un po' da vendere? Ascolto troppo gli altri e poco me stessa, le rare volte in cui faccio di testa mia sbaglio clamorosamente. Si può dedurre che di fiducia in me stessa ne abbia pochina. Una cosa sola è certa ed è che voglio tornare a Parigi per riprendere un discorso lasciato in sospeso senza motivo. Per pura stupidità. Bisogna rimediare ai propri errori quando si può, anche a scapito di una vita più facile, più protetta. L'obiettivo mi è chiaro, lo desidero moltissimo, ma non posso raggiungerlo se prima non metto a posto le cose qui, ed è questo che mi trascende. Obbedisco agli altri, alle paure future e non obbedisco a me stessa. Non ho coraggio. Dove l'ho lasciato il mio? Ne avevo parecchio un tempo.
Temper Trap: Science of fear. "There's a science to fear, it plagues my mind, and it keeps us right here, and it keeps us here".
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